"Se ascolto soltanto, dimentico. Se leggo, posso ricordare qualcosa. Solamente se faccio, imparo."

Ho sempre voluto promuovere il più possibile quello che si può fare sulle nostre montagne... innanzitutto, con la voglia di trasmettere questa "grande passione". Spero che anche questo sito web riesca a far parlare di montagna" e a far capire quante attività si possono praticare... "ancora" immersi, nella natura che essa ci offre.

 



Cima Mandron 3040 m

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Cima: l’ambiente severo e le difficoltà che si affrontano lungo questo itinerario lo rendono un’ottima alternativa alla classica salita di cima Brenta, soprattutto per il continuo intervallare dell’attrezzatura: dalla discesa iniziale (per chi proviene dal Grostè) alla salita con le pelli, al tratto centrale da percorrere con i ramponi ai piedi, fino all’aerea cresta finale che conduce in vetta attraverso passaggi su neve e piccoli salti di roccia da percorrere con i ramponi. Ma quello che la rende diversa dalla sua maggiore Cima Brenta sono gli splendidi, anche se brevi, canalini di discesa che hanno pendenze vicine ai 60°.

La traccia di salita. Dalla cima, guardando la foto, si scende direttamente sulla sua destra.

L’accesso più comodo lo si fa dagli impianti del Grostè seguendo le tracce del sentiero estivo che danno accesso al Rif. Tuchet sino a che s’incontrano i cavi della teleferica. Si prosegue sempre a mezza costa, inizialmente verso il Rifugio, poi mirando a un piccolo valico (circa 150-200 m sotto il Rifugio), che permette di abbassarsi sotto le pareti di roccia nella Vedretta di Tucket. Di fronte si apre in tutta la sua ampiezza Vedretta di Brenta Superiore, vallone tagliato all'inizio da una fascia di rocce mista a neve, poste sopra il sentiero Sosat. Si risale fino a queste rocce che si superano salendo a piedi o con ramponi nel punto da valutare sul posto che si ritiene più idoneo (solitamente nel centro). Superata la fascia di roccia si risale nell’ampio vallone fino a che questo termina ad un’ampia forcella di neve a quota 2950 circa. Da qui a destra, seguendo la cresta che sale verso la Cima. A secondo della neve si prosegue a piedi o con gli sci fin sulla cresta con alcuni piccoli salti di roccia facile alternata a neve, fino a pochi metri dalla cima. L’ultimo salto di roccia è alto circa 2,50-3,00 m e porta direttamente al ceppo trigonometrico della vetta.

Discesa: dalla cima si prosegue sulla parte opposta a quella di salita in direzione delle Cime di Campiglio (Ovest), per poche decine di metri per poi scendere su un primo tratto di neve ripido attorno ai 50° di circa 20 m che porta all'imbocco vero e proprio del primo breve, ma ripido canalino. Nella parte iniziale la pendenza è attorno ai 55°-60° che però offrono la possibilità di effettuare delle curve; ma oltre, presenta un’ampiezza attorno al metro e mezzo per una lunghezza di circa 3-4 m da scendere in derapata. Una volta superato il tratto più stretto si arriva su un ampia cengia (che può essere percorsa verso dx ritornando così all’ampia forcella dove inizia la cresta che sale alla cima) da dove si prosegue diritti sulla stessa linea del canalino appena disceso ed imboccare un altro salto che riporta proprio in mezzo alla vedretta di Brenta Superiore. Da qui scendere per l’itinerario di salita fino al Rif. Tuckett. Da qui a mezza costa ci si dirige fin sotto le pareti della Corna Rossa per la breve risalita alle piste di sci del Grostè e la discesa definitiva alla macchina.

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