"Se ascolto soltanto, dimentico. Se leggo, posso ricordare qualcosa. Solamente se faccio, imparo."

Ho sempre voluto promuovere il più possibile quello che si può fare sulle nostre montagne... innanzitutto, con la voglia di trasmettere questa "grande passione". Spero che anche questo sito web riesca a far parlare di montagna" e a far capire quante attività si possono praticare... "ancora" immersi, nella natura che essa ci offre.

 



Ferrata Che Guevara M. Casale

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Lunghissimo, interminabile percorso attrezzato su una parete gigante, sede di storiche vie su roccia. Non difficile dal punto di vista tecnico ma di lunghezza impegnativa che richiede una buona condizione fisica. Dalla cima un grandioso panorama: dalle più belle Cime del Brenta alla Catena del Bondone fin giù al Lago di Garda.

Nella prima metà degli anni novanta è stata costruita una via attrezzata, intitolata al rivoluzionario cubano Ernesto Che Guevara, che supera il versante est della parete nel suo margine meridionale. Il tracciato si snoda tra levigate placconate, canali, cenge e - nella parte alta - tra bassa vegetazione ed erti pendi erbosi, con un percorso altamente spettacolare. Dalla cima si apre un panorama circolare di prim'ordine che, nell'immediato, scruta con una certa apprensione nel vuoto della parete che si è appena risalita.

Caratteristiche: il Monte Casale s'eleva alla fine della lunga costiera che argina ad ovest le pareti della Valle del Sarca. La sua parete est è grandiosa; balza su alle spalle di Pietramurata con un salto di oltre 1200 metri, che impressiona fin dalla strada per i suoi strapiombi visibili nella parte alta.

Oltre un km. di cavo d'acciaio accompagna la salita su ripide placche anche levigate. Le difficoltà generali non si possono comunque paragonare alla Ferrata di Mori, o alla panoramica Ferrata Segata, né tanto meno alla Ferrata Pisetta, rimanendo infatti nell'ordine medio. Corde fisse e grappe metalliche aiutano nell'ascesa.

L'attrezzatura è ottima e ben disposta; il traverso del canalone va fatto con prudenza anche se facile. Fuori della parete, sui pendii terminali, si trova qualche breve passaggio faticoso ed esposto sui pendii sottostanti. Nel complesso è da valutare attentamente la lunghezza dell'itinerario in funzione dell'evoluzione meteo. Con terreno bagnato i pendii erbosi della parte alta possono diventare molto insidiosi. La parete è inesorabilmente battuta dal sole, ed è consigliabile partire quindi molto presto al mattino, oltre ad evitare le giornate più calde.

La discesa si effettua sul Sentér del Rampìn, scoscesa traccia attrezzata - non scevra da pericoli - che si abbassa repentina sotto il costone dei Vendési. Il Sentiero del Rampìn - che si percorre in discesa - è tutto fuorché sentiero; si tratta di una scoscesa scarpata di roccette e arbusti lungo la quale è teso un cordino metallico, meglio classificabile come sentiero alpinistico attrezzato. La calata è fortemente insidiosa per il fondo terroso e ripidissimo che se bagnato può essere pericoloso; il fango liscia le tacche dei scarponi che divengono viscide. Assicurarsi con cordino e moschettone.

Nella parte superiore della salita e sul primo tratto della discesa, è forte il pericolo di caduta sassi, soprattutto se vi sono escursionisti che precedono. L'ultima nota riguarda il sentiero d'accesso all'attacco; questo passa nei pressi di campi coltivati e di una cava di sabbia. E' stato ripristinato da poco evitando la parte alta della cava. Prestare quindi attenzione alle nuove segnaletiche ed eventuali tracce che indicano il nuovo percorso. Tutta l'attraversata esige una partenza mattutina e un ottimo allenamento.

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