"Se ascolto soltanto, dimentico. Se leggo, posso ricordare qualcosa. Solamente se faccio, imparo."

Ho sempre voluto promuovere il più possibile quello che si può fare sulle nostre montagne... innanzitutto, con la voglia di trasmettere questa "grande passione". Spero che anche questo sito web riesca a far parlare di montagna" e a far capire quante attività si possono praticare... "ancora" immersi, nella natura che essa ci offre.

 



Concatenamento Ferrate Valle del Sarca

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Un concatenamento durato poco più di 13 ore per percorrere a piedi e in MTB tutte le ferrate della Valle del Sarca senza usare mezzi a motore.

Questa è solo una scala di "trasferimento": sul sentiero dalla Cima Capi alla Ferrata Sosat.

Premessa

La parola “concatenamento” mi ha sempre stregato. Fin da ragazzino, quando leggevo le riviste di montagna, appena trovavo un racconto di un qualsiasi collegamento di più pareti, o di più cime in giornata, ne venivo attratto. Diventa, senza dubbio, il modo più bello e affascinante di vivere in stretto contatto con la montagna, la fatica e con se stessi. Isolarsi nello sforzo prolungato di una giornata passata in montagna aiuta a conoscersi meglio e a capire più facilmente anche il valore della vita.

La lunghissima serie di imprese dei nostri alpinisti è cominciata già alla fine dell’ottocento, spesso impegnati in una specie di gara con Austriaci, Tedeschi e Inglesi, per firmare le prime ascensioni delle cime più belle e difficili. Si correva, in modo diverso, certo, ma la voglia di conquista aveva scatenato, già allora, una sorta di agonismo.

Le montagne si scalavano non solo per la conquista ma anche per il piacere e la grande soddisfazione che esse procuravano, molte volte mettendo in gioco la propria vita fino ad essere considerati dalle comunità come “I conquistatori dell' inutile”. Ma è forse proprio questo "inutile" che dà la determinazione e l’energia per raggiungere certi obiettivi.

Anche la bicicletta con la montagna ha un rapporto antico, nato ben prima dell'avvento della mountain bike che lo ha solo continuato, ampliato, modificato. Utilizzare la bicicletta per raggiungere la partenza di una via alpinistica era comune prima della motorizzazione di massa. Anche grandi alpinisti hanno frequentato la montagna in bici, alcuni dei quali hanno lasciato sul tema pagine memorabili. Non si può non ricordare, ad esempio, Hermann Buhl, che fece una famosissima solitaria impresa sulla Nord-Est del Badile, dopo aver raggiunto l'attacco in bicicletta. Più recentemente diversi alpinisti, quali ad esempio Kammerlander e Berhault, hanno utilizzato per scelta la MTB come raccordo all'interno di concatenamenti alpinistici.

Anche io e altri alpinisti nostrani abbiamo utilizzato la MTB per collegare diverse ascensioni. Ad esempio:

·        da Madonna di Campiglio paese al Rif Brentei in un ora e venti minuti con tutto l’occorrente sulla schiena per salire in seguito il Campanil Basso;

·        invece da Pinzolo abbiamo unito, la salita alla Presanella con la Cima Tosa nel 1992 con Polla Marco in poco più di 11 ore, con 6000 m di salita, facendovi ritorno;

·        al contrario, e d’inverno, abbiamo concatenato, partendo da Molveno, la Cima Tosa con la Cima Presanella (spostandoci in MTB dalla Val di Brenta alla Val Nambrone) in poco più di 12 ore con più di 5000 m di salita. Con me c’era Nicolini Franco;

·        quest’anno, sempre in MTB, con Paolo Calzà abbiamo concatenato le Tre cime del Bondone con la Cima dello Stivo e la Cima dell’Altissimo, partendo e tornando ad Arco, in 15 ore, anche qui con oltre 6000 m di salita e 135 km in bici;

·        poi, assieme a Glauco Maffei, siamo partiti in MTB da Trento raggiungendo i piedi del Gruppo di Brenta. Lo scopo era quello di salire il Campanil Basso e tornare a Trento in giornata. Siamo riusciti a farlo in 10h 30’ con 3200 m di salita (1500 dei quali in MTB) e 100 km totali in bici. Quel giorno abbiamo salito la Via Fox e la Via Preuss che sfiorano il sesto grado, per uno sviluppo, in arrampicata, di 250 m.

Anche questa volta il nostro Team “Linea Ideale” (Omar Oprandi - GiamPaolo Calza - Glauco Maffei) con l'aiuto dei nostri Patners, ha voluto scegliere un concatenamento, per noi logico ma molto particolare: partire e tornare a Riva del Garda concatenando, in giornata, con la Bicicletta e con il Trekking, tutte le sei ferrate della zona:

1)      la Ferrata Rino Pisetta, considerata una delle ferrate più difficile delle Alpi;

2)    la CheGuevara, considerata, visto il suo dislivello complessivo di 1400 m, la ferrata più lunga delle Dolomiti;

3)    la ferrata del Rio Salagioni o ferrata di Drena, situata nella forra scavata dal torrente sotto l’omonimo castello;

4)    la più semplice e conosciuta della valle… ferrata del Colori;

5)    saliremo poi sopra Riva del Garda sulla Cima Capi per il sentiero e poi ferrata Susatti, con il suo passato storico;

6)    infine la ferrata dell’Amicizia, una ferrata spettacolare sotto l’aspetto panoramico, conosciuta per le sue lunghissime scale.

Abbinare la bicicletta per concatenarle è stata una logica conseguenza... le strade sembrano fatte apposta: scendono ai fondovalle quasi da tutte le cime…

Tutto il tragitto è stato fatto a piedi e in MTB in parziale autonomia, nel senso che abbiamo preso la decisione, questa volta, di farci aiutare da un mezzo meccanico per il trasporto delle biciclette nei pressi dell’uscita delle ferrate per poterle usare nella discesa e per lo spostamento alla partenza di quella seguente. In salita abbiamo usato abbigliamento della Montura con i guanti da ferrata e lo zaino leggero della Camp, fatto appositamente per la corsa con il minimo necessario; in discesa, invece, eravamo vestiti con abbigliamento invernale da ciclista fornitoci da Paolo del Bik Bike.

L’averle unite in giornata è stata solo una soddisfazione personale che volevamo toglierci, e sinceramente, quando ripercorro la strada da Sarche verso Riva, il fatto di rivedere il percorso fatto, mi da un piacevole e particolare brivido di soddisfazione. Sei ferrate cosi importanti e significative, conosciute da tutti gli escursionisti, si può dire d’Europa, collegate in giornata attraverso una Linea Ideale come il nome del nostro Team.

Anche la decisione della data di effettuazione è stata presa in modo accurato: bisognava aspettare l’autunno, quando le ferrate sono percorribili con un clima più “frizzante” ma stando attenti alle ore di luce, visto che le giornate si accorciano. Abbiamo fatto i conti, nel vero senso della parola, curando il fatto di voler arrivare a Riva del Garda prima del buio, tra le quindici e le diciassette… anche perché abbiamo creato un piccolo "baldacchino" con gli striscioni della Camp, La sportiva, Montura, Fondriest, BikBike, Salice ecc. che rappresentava l'arrivo della nostra "avventura". Sul posto erano presenti alcune persone che informavano gli interessati e curiosi su cosa stava accadendo, attraverso le nostre comunicazioni via telefono, oltre all’uso in del GPS per monitorare tutti gli spostamenti in tempo reale.

COM’E’ ANDATA

Questa volta il ritrovo è avvenuto lungo la strada per Riva del Garda , alle ore 02.30! L’ora è motivata dal fatto che volevamo arrivare a Riva del Garda entro le cinque di sera, oltre ai preparativi della partenza. Il colmo della giornata era che le biciclette, ordinate da Maurizio Fondriest, le abbiamo montate, per la prima volta, solo poco prima della partenza. Dopo le fotografie di rito, fatte dagli accompagnatori che ci hanno seguito con un Pik Up (per il trasporto delle bici nei vari punti stabiliti) la partenza è avvenuta alle ore 03,00 dalla Torre Aponale, uno dei simboli di Riva, a pochi metri dal Lago di Garda 65 m  slm.

Appena fuori da Riva ci siamo subito messi a fare il trenino e con un’andatura “a risparmio”, visto la lunga giornata che ci aspettava, ci siamo indirizzati verso Arco. Il Pik Up si è rivelato indispensabile per la segnalazione ai vari “nottambuli” all’uscita dalle discoteche, della nostra presenza… infatti l’ora della nostra partenza combaciava con il rientro dai locali notturni. Dopo Arco ci siamo diretti verso Dro, Pietramurata e Sarche raggiunta poco prima delle 04,00. Dopo una breve pausa, per il cambio scarpe e vestiti, siamo saliti verso la base del Monte Dain dove inizia la Ferrata Pisetta.

Sapevamo che era la più difficile della giornata e per di più da percorrere di notte solo con l’aiuto dei nostri frontalini. La “notturna” della Pisetta era un esperienza nuova per tutti tre. Sapere di essere in parete con il buio attorno e con la vista della valle leggermente illuminata solo dai lampioni delle strade e alle luci delle case, dava una sensazione unica: quella di essere più soli del solito immersi nella notte a cavallo tra la roccia e il cielo.

Tutto filò liscio con una bellissima esperienza in più, naturalmente senza farci scappare qualche foto e qualche ripresa suggestiva. Siamo arrivati alla fine della ferrata alle ore 05,10 circa; da qui abbiamo percorso correndo il sentiero di rientro a Ranzo cosi da raggiungere in breve il paese, per arrivare, puntuali, con i nostri fedeli collaboratori. Di nuovo un “cambio” per indossare vestiti asciutti e per salire in bicicletta. Ore 05,25.

Anche la prima discesa in MTB da Ranzo a Sarche è stata effettuata di notte, solo con l’aiuto delle nostre “frontaline”. Discesa fatta quasi a picco nella ripida Gola di Toblino fino al castello omonimo, da li all’abitato di Sarche e a quello di Pietramurata… raggiunta prima dell’arrivo del nostro fedele Pik Up che veniva a recuperare le MTB. Nel frattempo abbiamo salutato Andrea, un ottimo motociclista del Moto Club di Trento che ci avrebbe scortato nelle prossime discese. All’arrivo del Pik Up abbiamo potuto cambiarci d’abito per affrontare la seconda ferrata della giornata: la Ferrata CheGuevara. Eravamo alla base della più lunga: 1400 m di dislivello di cui circa il 90% di ferrata. Ore 06,00.

Siamo saliti diverse volte su queste ferrate, ma ora il sapore della “conquista” era diverso: il fatto che stavamo concatenandole tutte con le proprie forze ci ha fatto gustare la salita di ognuna come mai prima d’ora. Per di più, in questo caso stavamo salendo la CheGuevara proprio nel momento in cui veniva illuminata dalla prima luce dell’alba.

Una lunga salita in aperta parete, immersi nelle placche del Monte Casale. Intanto in alto il sole aveva già illuminato la cima… sembrava che la nostra salita verso i suoi raggi fosse come andare a un appuntamento prestabilito. Come in molto tratti, specialmente in quelli più suggestivi ci siamo fermati per immortalare il passaggio, sia con foto che con riprese… era ormai un rituale a cui ormai ci eravamo abituati; anche qui nel luogo dove c’era il “libro di Via”. Poco prima delle 08,00 arrivammo sulla cima accompagnati dal tifo dei nostri accompagnatori che attendevano l’arrivo con le nostre cineprese e macchine fotografiche.

Un altro cambio vestiario (ci si doveva vestire tutte le volte con indumenti asciutti per affrontare le discese in MTB, oltre al cambio delle scarpe per rimettere quelle da bici più idonee ai lunghi spostamenti) e siamo partiti per il secondo trasferimento. Alle 08,15 circa.

Questa volta, dalla cima del Monte Casale eravamo scortati anche dalla nostra “amiraglia motociclistica” che è stata utilissima e quasi professionale nell’anticiparci e nel segnalare alle macchine che salivano la nostra presenza. Una vera e propria scorta che ci ha “pilotati” in discesa a Comano, poi, attraverso una breve scorciatoia a sx verso la statale che porta nelle gallerie che scendono a Sarche per ripassare a Pietramurata.

Da qui abbiamo continuato sino alla centrale di Fies per andare, attraverso le campagne, più direttamente in direzione della Ferrata del Rio Salagioni o Ferrata di Drena, situata nella forra scavata dal torrente sotto l’omonimo castello, dove c’era ad aspettarci anche una troup della RAI che era venuta ad immortalare l’impresa sportiva con le loro telecamere. Dopo la “recita” dell’arrivo (08,50) e del cambio, davanti agli obiettivi, siamo partiti (ore 09,15 circa) per la breve ma intensa ferrata, sempre con relative riprese RAI.

Circa trenta minuti per fare la ferrata e per raggiungere e superare il castello (09,45) per inforcare le biciclette e buttarci nella discesa che ci ha diretto a Dro, Ceniga, destra Sarca, fino alla località Prabi, presso la piscina, dove parte la ferrtata del Colori. Anche qui la RAI (pilotata dai nostri consigli) aspettava il nostro arrivo per le riprese e per le “zoommate” della salita che da quel punto si vede tutta.

Salita che è iniziata poco dopo (ore 10,15). Vista “l’ora di punta” la ferrata era molto affollata ma questo non è stato un problema, anzi, la gente che trovavamo lungo il percorso è servita a darci gli stimoli per andare ancora più veloci, tanto da arrivare all’uscita della stessa solo quindici minuti dopo (ore 10,30) … l’unico neo è che abbiamo fatto solo poche foto e una sola ripresa.

Ci siamo rifatti nella discesa dove, su una placca inclinata e liscia abbiamo fatto delle simpatiche riprese alla “tenuta” che avevano le nostre scarpe LaSportiva, scarpe che abbiamo usato su tutte le ferrate e nei rientri. Malgrado queste pause e l’ennesimo tratto in MTB, alle 11,00 in punto eravamo già a Riva del Garda. Li ci aspettavano, per il “transito”, sia la RAI sia tutti i nostri amici, presso lo “stend” che avevamo allestito.

Era giunta l’ora della pausa più lunga della nostra attraversata. Ci è servita anche per gustarci un’abbondante pastasciutta, portata da casa, dalla mia compagna Sabrina. Tutto era stato programmato precedentemente “a tavolino”… ma non mangiarla, al Ristorante Centrale, uno tra i più conosciuti ristoranti di Riva del Garda, e per di più, davanti agli obbiettivi della RAI con relativa intervista.

Comunque con il morale sempre alto, e la pancia piena, visto l’ottimo ristoro alle ore 12.00 siamo ripartiti. Una cosa strana? Erano già passate circa nove ore dalla nostra partenza notturna da questo punto, ma malgrado le quattro ferrate e i relativi km in bicicletta già fatti, la ripartenza da Riva del Garda ci ha dato la sensazione di ripartire quasi da zero.

Sapevamo che avevamo lasciato alle spalle la parte più tecnica e che eravamo a circa  tre quarti del percorso, ma ora ci aspettava la parte più lunga da fare a piedi, e per di più su terreno ripido e articolato, con sentieri molto “selvaggi”. Comunque, di nuovo in sella per un ultimo saluto alla RAI che era venuta a filmare anche l’imbocco della ex trada del Ponale, in direzione dell’inizio del sentiero e poi Ferrata, Fausto Susatti. (Ore 12,21).

Una salita ripida e lunga che affrontiamo con un pò di stanchezza nelle gambe ma anche con la consapevolezza che sarà la penultima della giornata. Il sentiero inizialmente sfiora la parete Nord Est della cima Capi, poi sale in direzione del suo spigolo Sud. Da qui parte la ferrata vera e propria che in breve ci porta nella sua parte centrale, molto panoramica e spettacolare. Qualche sorpasso, le solite foto, e il morale che si “riprende” dal dislivello che ci separava da Riva del Garda: più di 800 m più in basso. Dopo la parte pianeggiante della cresta, siamo subito in vetta (ore 13,30) dove scattiamo le solite foto e le riprese di rito.

Questa volta, niente cambio assetto, e nemmeno niente biciclette per il trasferimento all’ultima ferrata della giornata, ma un lungo sentiero con saliscendi che ci porterà alla Capanna Santa barbara: un “raccordo” che collega la cima Capi alla base della Cima Sat. Attraversata che abbiamo fatto in un ora esatta. (Ore 14,30).

Anche in questo punto abbiamo avuto il tifo degli amici di Paolo detto “Trota” che ci hanno aspettato con del the e della grappa per il “sostegno morale”. Dopo i saluti e gli scambi di battute abbiamo affrontato, senza aver bevuto la grappa, la ripida salita della Ferrata dell’Amicizia. Una ferrata spettacolare che sembra essere a picco sopra l’abitato di Riva del Garda… addirittura da permettere ai nostri amici presenti all’arrivo di poterci seguire con dei cannocchiali. Oltre all’aspetto panoramico, questa ferrata è conosciuta per le sue lunghissime scale che raggiungiamo poco dopo (ore 14,50). Scale che, logicamente percorriamo facendoci riprese e fotografie a vicenda, anche perché, ogni pausa era ben accolta dalle nostre gambe ormai stanche dei ripetitivi movimenti che si fanno sulle ferrate. Comunque, malgrado la stanchezza raggiungiamo il punto più alto di questa ferrata alle ore 15,25. Una calorosa stretta di mano per festeggiare il termine delle nostre ferrate e delle relative salite, e senza perdere tempo giù, di corsa, in discesa alle bici che ci aspettavano quasi 1000 m più in basso.

Il sentiero di rientro non è banale: sempre stretto e ripido con tantissimi tornanti, in grado, ad ogni passo di creare un ostacolo imprevisto. Malgradio questo la discesa è stata fatta velocemente ed il cambio alle bici anche. Dovevamo solo rivestirci con abiti asciutti per la discesa in picchiata a Riva del Garda che abbiamo raggiunto alle 16,14,28” oltre tredici ore dopo la nostra partenza.

REALIZZATORI:

Maffei Glauco: ex gruppo sportivo Fiamme Gialle di fondo, maestro di sci di fondo.

Oprandi Omar: Guida Alpina, campione Italiano sci alpinismo anni: 1996 1997.

Calza GianPaolo: Guida Alpina, fotografo

DATI TECNICI

Durante tutto il giro siamo rimasti in comunicazione con Riva del Garda (Torre Aponale) dove c'era Massimo Nicolodi e i suoi programmi per computer. Un bravo e appassionato “programmatore” che faceva da "cicerone" alla gente incuriosita dallo stend che ha allestito assieme a Mauro.

Massimo illustrava il nostro tentativo dell'impresa tramite un proiettore che faceva vedere in tridimensione tutto il nostro percorso. I dati erano stati inseriti precedentemente nel PC oltre che al nostro passaggio delle undici. In questo modo tutta la prima parte delle quattro ferrate era visibile “in diretta” con gli spostamenti reali. Il resto della “cavalcata” veniva aggiornata, volta per volta, con la nostra posizione trasmessa con telefonino.

Lo stend è stato allestito con gli striscioni dei nostri sponsor: MONTURA – CAMP – SALICE – LASPORTIVA – FONDRIEST – RAS ecc. che ci hanno appoggiato con il materiale tecnico. Come ciliegina sulla torta, è intervenuta anche la RAI che è venuta a riprendere due ferrate e il passaggio a Riva. Con queste riprese e con l'aiuto di quelle fatte da noi durante la "passeggiata", farà un montaggio che sarà inserito in un documentario che parlerà proprio di questa zona e delle sue possibilità sportive. Documentario che sarà fatto con la nostra collaborazione.


Concatenamento fatto il 29 Ottobre 2006 in 13h 14’ 28” dalle Guida Alpine

- Omar Oprandi e Paolo Calza con Glauco Maffei -

ORARI

Partenza Riva del Garda ore 03,00

Ferrata Pisetta ore 05.10

Ferrata CheGuevara ore 08.00

Ferrata Drena ore 09.45

Ferrata Colodri ore 10.30

Passaggio + 1h pausa Riva ore 12,00

Ferrata Susatti ore 13.30

Ferrata Amicizia ore 15.25

NUMERI

Dislivello salita: 4200 m

Dislivello discesa: 4200 m

Km in bicicletta: circa 90 km

Ore in movimento in MTB: 03h 15'

Ore in movimento a piedi e in ferrata: 08h

Cambi - Ristori - Pause - Foto: 2h c.a.

MATERIALE USATO

Materiale alpinistico: CAMP

Scarpe: LASPORTIVA

Occhiali:  SALICE

Abbigliamento a piedi e in ferrata:  MONTURA

Abbigliamento da MTB: BIKBIKE

Cibo: ENERVIT

Mountain Bike: FONDRIEST

Fatica: La Nostra !

Durante tutta l’attraversata sono stati fatti circa 60’ di riprese video e moltissime fotografie… materiale che è in fase di preparazione per le serate che saranno ideate per gli appassionati del settore.

Eventuali richieste: Guida Alpina Omar Oprandi

 

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